Facciamo un passo indietro di vent’anni. E’ il 1994 e sembra davvero non vi sia alcuna possibilità di replicare i numeri e i livelli qualitativi che avevano caratterizzato il 1991, grande “annata rock”. E invece no: a dire che ci si sbagliava, l’8 marzo arriva –nei negozi di dischi– “Superunknown”, quarta rilevante prova discografica degli americani Soundgarden nonché album che da lì a poco li avrebbe consacrati in modo definitivo.

Quando il rock si trova al solito ed apparente punto morto ciclicamente dichiarato ed il cosiddetto “grunge” sembra ormai arrivato al capolinea (tra le tante motivazioni, anche il suicidio di Kurt Cobain avvenuto il 5 aprile del ‘94), gli addetti ai lavori si rendono conto che il moderno hard-rock ha in “Superunknown” il suo disco-manifesto nonché l’album che probabilmente rappresenta uno dei migliori esempi di rock robusto coniugato ad un’accessibilità gradita a vecchi e nuovi estimatori della band di Chris Cornell. I Soundgarden –che, assieme agli Alice In Chains, fanno parte di uno dell’entourage più metal del grunge– riescono infatti a confezionare quella che ad oggi è considerata come una vera e propria pietra miliare.

Lasciatisi alle spalle la durezza dei primi tre album (“Ultramega OK” dell’88, “Louder Than Love” dell’89 e “Badmotorfinger” del ’91), i Soundgarden mettono in piedi una considerevole tracklist per quello che è uno dei più coerenti dischi di hard-rock della storia: la lenta ed ipnotica “Head Down“, la notissima “Black Hole Sun” (l’episodio sicuramente più commerciale), la riuscitissima “Spoonman” (ispirata da un artista di strada noto come percussionista di cucchiai!) e la bellissima “4th Of July”; poi ci sono “Let Me Drown” (alla quale è affidata l’apertura dell’album) e “Limo Wreck” (uno dei momenti più alti dell’intero disco) ma anche la monolitica “The Day I Tried To Live” ed il pop di “Fell On Black Days“. Da menzionare, infine, altri due episodi: la titletrack e “Like A Suicide” che chiude la versione statunitense dell’album (ruolo invece affidato alla bonus-track “She Likes Surprises” nell’edizione pubblicata in Europa).

Superunknown” rappresenta, però, anche una sorta di punto di non ritorno della band tant’è che questa non riuscì, purtroppo, a realizzare un degno sèguito; piuttosto, giunse –per assurdo– ad un imprevedibile e violento scioglimento (esemplari i litigi e l’elettricità in seno all’ultima tappa del loro tour del 1997). Non si sa bene se per stanchezza, delusione o appagamento, il “progetto Soundgarden” si esaurì a distanza di oltre un decennio dalla nascita e dopo tre anni dalla pubblicazione di “Superunknown”.

Forse ripensando a tutto quel che di buono avevano realizzato e agli oltre venti milioni di copie di dischi venduti in tutto il mondo, la band –nel 2010– è tornata a comporre in studio e a suonare dal vivo; peraltro, va detto che è di questi giorni la notizia che il 13 marzo i Soundgarden saranno presenti all’iTunes Festival (Austin, Texas) dove Chris Cornell, Matt Cameron, Kim Thayil e Ben Shepherd eseguiranno –per la prima volta!– l’intera scaletta di “Superunknown”. Quale miglior modo per festeggiare il 20° anniversario di un album che sarà oltretutto ripubblicato, il prossimo giugno, con inediti e contenuti extra?

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